Lo zucchero fa devvero così male?

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Qualche tempo fa sono improvvisamente apparsi sui giornali vari titoli del tipo “Tassare e regolamentare lo zucchero come alcool e tabacco, gridano gli esperti” (The Guardian, 1 febbraio 2012), “Lo zucchero ‘è tossico e va regolamentato proprio come le sigarette’, reclamano gli esperti” (Daily Mail, 2 febbraio 2012),’“Bisogna tassare lo zucchero” dicono gli esperti USA’ (BBC News online, 2 febbraio 2012) e “Lo zucchero può essere davvero tossico? Purtroppo sì” (The Telegraph, 6 febbraio 2012). E’ dunque vero? Lo zucchero è davvero così dannoso alla salute, se non addirittura tossico?

 Questo allarmismo generale si è diffuso in seguito alla pubblicazione sulla rivista Nature dell’articolo “La tossica verità sullo zucchero” del febbraio 2012. in cui alcuni studiosi americani discutevano il ruolo dello zucchero nello sviluppo e diffusione di malattie croniche come la cardiopatia.

Gli autori dell’articolo sostengono che il consumo di zucchero è legato ad un aumento delle malattie non trasmissibili e che “il fruttosio esercita sul fegato degli effetti tossici simili a quelli dell’alcool”, senza però specificarne i dettagli.

Innanzitutto è importante constatare un fatto: l’articolo apparso in Nature, anziché essere di natura scientifica (come invece è stato spesso definito dai giornali) era un commento di Robert H. Lustig e colleghi dell’Università della California. Essendo un saggio di commento, l’articolo non riporta un nuovo fatto scientifico né rappresenta una recensione scientifica delle attuali prove esistenti; è semplicemente l’opinione di chi lo ha scritto.

Due recenti e autorevoli studi scientifici non hanno trovato prove sufficienti a sostegno del nesso fra la quantità totale di zucchero consumata e obesità (sebbene esistano prove che indicano che le bevande contenenti zucchero possano aumentare il rischio di obesità), livelli di colesterolo nel sangue, sindrome metabolica, cardiopatia o cancro e pertanto non avvalorano quanto sostenuto da Lustig et al. (EFSA 2010a; Hauner et al. 2012). Queste conclusioni sono in linea con quelle del Comitato del Regno Unito di consulenza sugli aspetti medici delle politiche alimentari e nutrizionistiche (COMA) risalenti al 1989. Il risultato di uno studio sistematico dell’istituto tedesco della nutrizione (Hauner et al. 2012) ha confermato che non ci sono prove della correlazione fra il consumo di zucchero e lo sviluppo del diabete del tipo 2.

Nel loro articolo, Lustig e colleghi sostengono che il consumo di zucchero nel mondo è triplicato negli ultimi 50 anni (senza però menzionare alcun riferimento a supporto di tale affermazione) e citano l’elevato utilizzo di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) quale uno dei problemi chiave, soprattutto negli Stati Uniti. In Europa l’HFCS non è al momento ampiamente utilizzato ma la situazione potrebbe cambiare. I dati disponibili per il Regno Unito non avvalorano l’affermazione che l’assunzione di zucchero sia aumentata significativamente, anzi, stando ai dati, essa non subisce grandi variazioni da parecchi decenni. Il consumo totale di zucchero da parte degli individui adulti di sesso maschile nel 1986/1987 era di 115 gr/die (Gregory et al. 1990), di 119 gr/die nel 2000/2001 (Henderson et al. 2003) e di 110 gr/die nel 2008–2010 (Bates et al. 2011), mentre il consumo totale di zucchero degli individui adulti di sesso femminile nel 1986/1987 era di 86 gr/die (Gregory et al. 1990), di 89 gr/die nel 2000/2001 (Henderson et al. 2003) e di 88 gr/die nel 2008–2010 (Bates et al. 2011).

Lustig e colleghi sostengono che lo zucchero ha “delle proprietà che generano assuefazione e dipendenza”, mentre uno studio pubblicato sul Nutrition Bulletin non appoggia la teoria che lo zucchero (o i grassi) sia una sostanza che genera assuefazione.

Lustig e colleghi sostengono che lo zucchero ha “delle proprietà che generano assuefazione e dipendenza”, mentre uno studio pubblicato sul Nutrition Bulletin non appoggia la teoria che lo zucchero (o i grassi) sia una sostanza che genera assuefazione.

Per riassumere, il saggio di commento di Lustig e colleghi pubblicato su Nature non riflette l’attuale situazione delle comprove su presunti legami fra lo zucchero e le malattie croniche ritratta in alcuni recenti studi sistematici autorevoli. Gli autori dell’articolo incentrano le loro affermazioni principalmente sulla situazione negli Stati Uniti, diversa da quella del Regno Unito (ad es. per quanto riguarda il consumo di HFCS). L’infuocato titolo del saggio (“La tossica verità sullo zucchero”) ha prevedibilmente catturato l’attenzione dei giornalisti e ha finito col generare una serie di notizie e dossier fuorvianti fra i media. Se pensiamo che c’è già molta confusione fra i consumatori sulla presenza o meno dello zucchero nell’alimentazione, tali notizie non possono aver fatto altro che confonderli ancora di più. Invece di affidarsi alle opinioni di una manciata di persone è importante fare riferimento a linee guide basate sulle evidenze, come quelle delineate dall’eatwell o dai Valori Alimentari di Riferimento del Dipartimento della Salute.

http://www.eufic.org/

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